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  • Arrivano le lampadine led omologate per uso stradale

    Arrivano le lampadine led omologate per uso stradale

    É arrivata una novitá per chi in auto monta le lampadine alogene e vorrebbe sostituirle con quelle a led, operazione che era vietata dalla normativa vigente e che quindi era soggetta ad una multa nel caso veniste fermati da un controllo.

    Esistono giá da qualche anno delle luci a led che possono essere aggiunte in aftermarket, ma si tratta solo di luci diurne che richiedono il montaggio da parte di un installatore autorizzato, il rispetto di alcune regole tecniche e un pó di burocrazia.

    Ed esistono anche delle soluzioni retrofit non omologate dove si puó cambiare la lampadina alogena con quella a led , aggiungendo nel caso un sistema di raffreddamento e a volte una piccola centralina per adattarli all’impianto elettrico della macchina ed evitare sfarfallamenti, ma hanno un grosso problema in caso di controllo delle forze dell’ordine o revisione: non sono omologate, quindi si rischia una multa in caso di fermo o di non passare la revisione, quindi possono essere utilizzate legalmente solo in strade private o in pista ma non su strade aperte al pubblico.

    La novità invece è che sono iniziate a comparire sul mercato delle lampadine a led che possono essere sostituite a quelle alogene tipo H7 o H4 in maniera legale in quanto omologate. Anche in questo caso c’è un minimo di burocrazia da seguire, e soprattutto va verificato prima dell’acquisto se esiste l’omologazione per la nostra auto, ma nulla di impossibile e soprattutto è un qualcosa che si puó fare in autonomia senza passare da un’officina o senza dover riomologare l’auto.

    Infatti una volta verificato presso il produttore della lampadina che la nostra auto sia compatibile, e non sempre nonostante la macchina possa fisicamente montare quel modello esiste l’omologazione, e che il numero di omologazione del faro corrisponda all’elenco del produttore si puó acquistare la lampadina e gli eventuali accessori richiesti per quello specifico faro.
    Una volta installate basterá scansionare un codice QR presente nella scatola delle lampadine e inserendo alcuni dati si potrá scaricare un certificato di omologazione specifico per il faro della nostra auto da conservare insieme ai documenti dell’auto e da esibire in caso di controllo.

    Da notare che i produttori utilizzano un’omologazione tedesca che a seguito di disposizioni comunitarie europee deve essere recepita anche in Italia, ma non é escluso che dobbiate avere da discutere con l’agente  in caso di controlli, quindi è bene essere ben informati sulle normative prima di affrontare la spesa, dato che a differenza di quelle non omologate o di quelle alogene il costo non è indifferente.

    Ovviamente il costo importante di queste lampadine oltre a pagare l’omologazione, ripaga anche la qualitá e la tecnologia che c’è dietro oltre al blasone della casa, infatti la maggiore sicurezza dovuta da una maggiore visibilitá e la maggior durata rispetto ad una alogena tradizionale, ma anche ad un prodotto economico non correttamente raffreddato ripaga la spesa.

    Sta poi a noi decidere se è il caso di investire un centinaio di euro per una coppia di lampadine per la nostra auto o continuare ad usare quelle classiche, ma è comunque un’opzione in piú se preferiamo quelle a led rispettando le regole e senza dover cambiare auto.

    Voi le utilizzate? Stavate pensando di montare luci a led nella vostra automobile? Avete qualche dubbio, curiositá o qualcosa da aggiungere? Scrivetelo nei commenti.

  • E’ arrivata la fine della condivisione di Netflix

    E’ arrivata la fine della condivisione di Netflix

    Una soluzione molto diffusa tra gli utenti Netflix è stata la condivisione delle password con amici o parenti per divedere la spesa e consentirci di godere di uno dei piú amati servizi di streaming ad un costo contenuto.

    Questa modalità che a differenza di altri servizi concorrenti é sempre stata tollerata da Netflix e permetteva di far conoscere il servizio a tanti utenti, evitare la pirateria e soprattutto manteneva attivi degli utenti che sfruttando poco il servizio non avevano interesse ad abbonarsi a prezzo pieno.

    man and woman sitting on a couch in front of a television

    Purtroppo le avvisaglie che le cose sarebbero cambiate circolavano da tempo, con l’aumento del prezzo dei piani che permettevano la condivisione e con il lancio della versione con pubblicitá che permetteva di avere un account non condiviso a poco piú di quanto costava dividere la spesa di un abbonamento premium.

    Ma ora anche in Italia , dopo essere approdata in altri paesi, arriva la mannaia, infatti viene ora lanciato anche da noi il concetto di utente extra a pagamento: chi usufruisce del servizio fuori dall’abitazione del titolare dell’abbonamento deve pagare 5 euro in piú per ogni utente, e sono possibili solo 2 utenti extra sul piano premium, e uno solo sul piano standard.

    Television screen with Netflix logo

    Questo significa che condividere l’abbonamento non sará tecnicamente impossibile ma diventa molto meno conveniente, dato che il piano più costoso potrá ora essere condiviso con massimo 3 utenti anziché 4 , e aggiungendo il costo del nuovo balzello significa che condividere il premium costerá piú non solo del piano con la pubblicità, ma anche del piano base: in pratica ha senso solo se tutti gli utenti hanno necessitá di usare il 4k.

    Se si va a condividere il piano standard , che permette solo 2 condivisioni e non ha il 4k, balzello incluso si spenderebbe a testa piú del pacchetto base e la differenza sarebbe avere il full hd anziché l’HD standard, ma va considerato che potrebbe convenire addirittura il piano con la pubblicitá che costa ancora meno e ha già il full hd incluso , anche se perde la possibilitá di scaricare i contenuti sul dispositivo, oltre a rinunciare a qualche contenuto esclusivo delle versioni senza pubblicitá.

    app entertainment ipad mockup

    Insomma la convenienza di condividere l’abbonamento diventa molto scarsa, a meno di non voler sfruttare la migliore risoluzione degli abbonamenti piu costosi, ma questo significa anche che un utente che usava il servizio raramente difficilmente vorrá pagare un abbonamento a prezzo pieno sapendo di non usarlo, quindi se chi lo usa assiduamente passerá probabilmente ad un piano piú economico, magari quello con la pubblicitá, molti chiuderanno l’account, eventualmente riattivandolo sporadicamente solo quando dovesse uscire qualcosa di imperdibile, cosa che ha portato Netflix a perdere un numero considerevole di abbonati nei paesi dove ha giá introdotto questa politica.

    Tralaltro queste nuove regole disturberanno anche chi ha una seconda casa, perché potrebbero rilevare la casa al mare come nuovo nucleo domestico e richiedere il pagamento della tariffa extra, anche se fintanto che si usa netflix da un device mobile e non attaccato ad una tv per il momento non dovrebbe essere richiesto il balzello.

    netflix on an imac

    Alla fine della fiera per molti significherà rassegnarsi a pagare di piú, ad altri ad abbandonare Netflix per approdare ad un servizio concorrente o per ritornare magari alla pirateria che grazie ai bassi costi della condivisione era passata di moda.

    Voi siete abbonati a Netflix? Vi é arrivata la mail dove vi comunicano la nuova politica? Avete qualche dubbio, curiositá o qualcosa da aggiungere? Scrivetelo nei commenti!

  • Non tenere fermi i soldi nel conto

    Non tenere fermi i soldi nel conto

    Con l’inflazione alle stelle nasce un effetto collaterale per i nostri risparmi fermi in banca: perdono di valore in maniera importante.

    Infatti fintanto che inflazione e tassi di interesse erano bassi tenere i soldi fermi poteva avere un senso per proteggersi da investimenti sbagliati visto che le obbligazioni avevano raggiunto tassi negativi, ma ora che i prezzi aumentano quello che possiamo acquistare con i nostri soldi sul conto sará meno di quello che potevamo acquistare 6 mesi fá e fra 6 mesi potremo acquistare ancora meno merce, quindi se vogliamo fare in modo di non perdere il nostro potere d’acquisto dovremmo fare in modo che i nostri ipotetici 1000 euro diventino magari 1100 per poter comprare la stessa quantitá di beni di quando li abbiamo versati nel conto.

    Per fare questo dobbiamo investirli in qualche modo, e coi tassi che salgono ritorna conveniente pensare a delle obbligazioni che permettono di investire avendo una certa sicurezza, soprattutto in un periodo dove l’economia tenderá a ristagnare per via di inflazione, guerre e fratture geopolitiche che potrebbero rendere pericolosi certi investimenti sull’azionario se non fatti con i giusti criteri. 

    Ma esistono anche altre opzioni per investire i propri denari che potrete valutare con il vostro consulente finanziario, l’importante é non tenerli fermi evitando peró dall’altro canto di fare scelte sbagliate per la fretta, visto che si tratta sempre di capitale di rischio che potreste perdere facendo un investimento non corretto.

    Anche se proprio in periodi di crisi sapendosi muovere bene, con un pó di pelo sullo stomaco si possono fare i maggiori profitti, magari assumendosi un pó piú di rischio del solito potreste comprare basso un titolo con potenziale che al momento si è deprezzato ma che magari nel giro di qualche anno ritornerá ai suoi valori massimi.

    Se coi tassi alti investire ha senso, diventa di contro poco conveniente indebitarsi motivo per cui contrarre un mutuo o un finanziamento è diventato particolarmente costoso , cosa che sta creando problemi a chi aveva contratto un mutuo a tasso variabile e che ora si vede le rate lievitare.

    Ma in quel caso rinegoziare il mutuo potrebbe rivelarsi una fregatura soprattutto se ci mancano pochi anni per estinguerlo, visto che sui piani di ammortamento gli interessi sono i primi ad essere pagati fare una surroga potrebbe significare riniziare a pagare tanti interessi in un momento dove i tassi sono alle stelle, quindi potrebbe avere piú senso stringere i denti sperando in tempi migliori.

    Chi invece aveva un mutuo a tasso fisso dorme relativamente tranquillo perché non è interessato dal problema, anzi potrebbe recuperare una fetta di potere d’acquisto persa con l’inflazione grazie al tasso di interesse piú basso di quello attuale di mercato, con l’unico rischio di poter perdere il proprio introito a causa della crisi.

    Insomma in periodi di magra come questi bisogna fare molta piú attenzione del solito e trovare delle strategie per difendere il proprio potere d’acquisto, non potendo piú permetterci il lusso di stare fermi.

    Voi cosa ne pensate? Come avete pensato di investire i vostri soldi? Avete qualche dubbio, curiositá o qualcosa da aggiungere? Scrivetelo nei commenti,

  • Le spese impreviste degli acquisti dall’estero

    Le spese impreviste degli acquisti dall’estero

    Quando acquistiamo un prodotto dall’estero bisogna sempre stare attenti ad un fattore che puó riservare sgradite sorprese, i costi doganali. Infatti quando si acquista fuori dalla comunitá europea, indipendentemente dal valore della merce vá pagata l’IVA ed eventuali dazi, anche se si tratta di un regalo o di un invio non commerciale. 

    Fino a qualche tempo fa esisteva una franchigia per prodotti di scarso valore che é stata eliminata, per la quale quando acquistavamo il prodottino da pochi euro da fuori europa magari aspettavamo qualche mese per la consegna ma nulla era dovuto al postino che ci recapitava la merce.

    Ora come detto non c’è scampo e quindi qualunque sia il valore della merce l’IVA va pagata, con la differenza che per articoli di valore inferiore ai 150 euro puó essere riscossa in anticipo dal mittente, in modo che non saremo costretti a pagare la tassa al postino, accelerando i tempi di consegna in quanto pagandola a monte si saltano i controlli doganali e si risparmiano i costi amministrativi per la gestione degli oneri doganali richiesti dalle poste o dal corriere che ci recapita il pacco, che possono variare dai 2 ai 15 euro.

    Il problema è che si rischia di pagare l’IVA due volte o anche piú, in quanto il sito estero dove acquistiamo e al quale anticipiamo l’IVA spesso fá da tramite con un venditore terzo che si occupa di spedire la merce e se questo non compila correttamente la documentazione, una volta che il pacco arriva in Italia verrá comunque sdoganato e quindi dovremmo pagare per una seconda volta IVA e diritti doganali al postino, e quindi oltre a trovarci la sorpesa alla consegna della merce dovremo anche romperci le scatole per cercare di farci restituire l’IVA pagata due volte, cosa non semplice perché il postino probabilmente non ci rilascerá una ricevuta , senza la quale sará difficile farci rimborsare dal venditore o dalle poste.

    Ma potremmo pagare l’IVA ancora una volta in piú, visto che in teoria non dovremmo pagare quella del paese di origine ma solo quella di destinazione e non sempre questo avviene, ma soprattutto se l’acquisto ci viene spedito in due colli separati, e magari se n’è perso uno e ci viene rispedito o se banalmente ci é arrivato guasto e abbiamo chiesto una sostituzione, il rischio di dover pagare l’IVA al postino una seconda volta anche se non dovuta non è così raro, anche perché difficilmente uno vorrá perdere ore al telefono tra mail e call center o uffici postali per farsi rimborsare magari 10 euro di tasse non dovute.

    E proprio per questo che quando facciamo acquisti da fuori europa, dobbiamo mettere in conto queste scocciature e spese extra anche se formalmente non dovute, oltre a mettere in conto i lunghi tempi di consegna , specie se con spedizioni economiche e soprattutto la gestione della garanzia, dato che rispedire a nostre spese un prodotto guasto puó costarci molto di piú del valore della merce.

    Ma a volte la scelta è obbligata o quasi dal fatto che il prodotto si trova solo all’estero o che costa sostanzialmente meno che dalle nostre parti anche considerando un 30% in media di spese extra per lo sdoganamento.

    Sui tempi di consegna poi dipende dalla logistica utilizzata, i grandi store cinesi ormai riescono a spedire dalla Cina anche in una settimana senza ricarichi sul prezzo e senza dover pagare sostanziosi extra per la consegna rapida via corriere, mentre magari rischiate di attendere uno o due mesi per un pacchetto in arrivo dall’Inghilterra che invece è lì dietro l’angolo.

    Attenzione infatti agli acquisti dal Regno Unito, nonostante geograficamente si trovi in Europa dopo la Brexit gli acquisti sono soggetti al pagamento di IVA e dazi alla pari di acquisti fatti in Cina , Giappone o Stati Uniti, con l’aggravante di un servizio postale tra i meno efficienti, cosa che potrebbe rendere poco conveniente un acquisto che sulla carta sembra un affare.

    Insomma alla fine spesso è meglio rivolgersi a venditori europei, facendo attenzione ai costi di spedizione e che il prodotto sia effettivamente in Europa e che il venditore non stia facendo dropshipping dalla Cina, cosa che ci porterebbe alle stesse problematiche di un acquisto extra comunitario. 

    Voi acquistate spesso da fuori Europa? Vi sono capitate disavventure con la dogana? Avete qualche dubbio, curiositá o qualcosa da aggiungere? Scrivetelo nei commenti

  • Riparare l’aspirapolvere cambiando i filtri

    Riparare l’aspirapolvere cambiando i filtri

    Sarà capitato anche a voi che una vecchia aspirapolvere iniziasse a fare parecchio rumore e ad aspirare meno e che a causa di questo abbiate valutato di rottamarla.

    In realtá probabilmente non c’è n’é bisogno, infatti la soluzione sta nel fare un minimo di manutenzione all’apparecchio, cosa che é alla portata di tutti tanto che spesso è una procedura indicata nel manuale di uso e manutenzione che magari è finito buttato insieme alla scatola dell’apparecchio.

    Ma se si tratta di un apparecchio non troppo raro o antico non è impossibile reperire il manuale su internet, se non del modello preciso di uno molto simile, cercando il codice dell’apparecchio indicato nella targhetta adesa all’aspirapolvere.

    E marca e modello dell’apparecchio ci serviranno anche per reperire eventuali ricambi , perché la causa di questi problemi di anzianità dipendono generalmente dai filtri.

    Infatti la prima cosa da fare é una volta staccato l’apparecchio dalla corrente procedere a svuotare i vari serbatoi dello sporco e dare una pulizia interna il piú accurata possibile, magari aiutandoci con uno straccio e un pennello e se si tratta di un modello con sacchetto a sostituirlo con uno nuovo, ma soprattutto prima di rimontarlo arrivare ai filtri dell’apparecchio che a seconda dei modelli possono essere piú di uno, anche quattro o cinque, posti in differenti posizioni, che vanno rimossi, puliti o sostituiti.

    Infatti a seconda dell’apparecchio ci saranno in posizioni generalmente nascoste, dei filtri che possono essere riutilizzabili, per i quali basta una pulita, lavabili che necessitano di una pulizia sotto l’acqua corrente e di essere asciugati per alcune ore prima di essere rimessi in posizione e di quelli monouso, come i classici filtri HEPA in carta lamellare che andrebbero cambiati dopo alcuni mesi di utilizzo.

    Il segreto sta proprio su questi filtri, che vanno puliti regolarmente e quando iniziano ad avere una certa etá  se l’apparecchio continua a zoppicare vanno sostituiti.

    Per reperirli, una volta individuato marca e modello dell’apparecchio ci si puó rivolgere a un ricambista di elettrodomestici o a internet, banalmente sia su siti specializzati che su amazon, ebay o aliexpress facendo una ricerca per il codice dell’apparecchio o del filtro e confrontando la foto del ricambio con l’originale ormai esausto.

    E una volta cambiato probabilmente il problema si risolverá con una spesa di pochi euro, che varieranno a seconda del tipo di filtro, della marca dell’apparecchio e dalla scelta di un ricambio originale o di uno compatibile.

    Volendo risparmiare ancora un pó, magari perché vogliamo provare a salvare un prodotto giá destinato alla discarica possiamo ordinare il ricambio su aliexpress direttamente dalla Cina, se si tratta di modelli abbastanza comuni é facile che ci sia concorrenza e quindi si riesce a recuperare l’intero set di filtri al prezzo di una colazione al bar, mentre cercandoli in italia bisogna mettere in conto di spendere tra i 10 e i 20 euro, cifra sempre piú bassa che ricomprare una nuova aspirapolvere, e soprattutto si eviterá di creare un rifiuto tecnologico che ha costi non solo per il nostro portafoglio ma anche per l’ambiente.

    Nulla di difficile, né di strano tanto che i manuali stessi indicano come fare, ma con un minimo di sbattimento e con un ricambio dal costo di pochi euro si prolunga la vita dei nostri cari aspirapolvere

    Voi lo sapevate? Cambiate regolarmente i filtri o l’unica operazione che avete fatto all’aspirapolvere è svuotare il serbatoio dello sporco?

  • Scegliere le cuffie adatte per le nostre esigenze

    Scegliere le cuffie adatte per le nostre esigenze

    Un accessorio molto utile sia per svago che per lavoro sono le cuffie, ne esistono di tante tipologie, con tante funzionalitá distinte e tanti prezzi, ma la sua utilitá é indiscutibile.

    Se dotate di microfono possono essere collegate al telefono per consentirci di conversare a mani libere quando magari stiamo facendo un attivitá che non ci consente di tenere il telefono per le mani, o quando magari siamo in viaggio.

    Se hanno un sistema di cancellazione o di riduzione del rumore possono essere usate per estraniarci da un ambiente rumoroso, come quello di un ufficio open space permettendoci di mantenere la concentrazione

    Ma le possiamo banalmente utilizzare per ascoltare della buona musica, a casa,  in ufficio, sui mezzi di trasporto, in palestra o facendo una corsetta, oppure ancora per giocare ai videogiochi o per guardare la tv senza disturbare familiari o coinquilini.

    Gli esempi sono tanti perché le cuffie devono rispondere alle diverse esigenze di ognuno di noi, quindi la cuffia che puó andare bene a noi non va bene per un’altra persona e soprattutto a seconda delle attivitá potrebbe essere utile usare delle cuffie specifiche.

    Quindi bisogna mettere in conto che a seconda dei casi puó essere il caso di avere piú cuffie, dagli auricolari wireless ricaricabili da usare sul telefono, a quelle sportive che non cadono dalle orecchie coi movimenti del corpo quando facciamo attivitá fisica, a quelle ad archetto per ascoltare la musica comodamente anche per ore, solo per enunciare quelle piú comuni.

    E a seconda di marca, tecnologie e caratteristiche i prezzi possono variare considerevolmente, ce ne sono anche da spendere 1 euro, così come ce ne sono da diverse migliaia di euro. 

    Sicuramente una volta individuata la tipologia e le caratteristiche che ci servono meglio puntare su un prodotto di qualità per lo meno decente evitando prodotti troppo economici, e magari informandosi sul modello che abbiamo individuato.

    Non mancano infatti sul mercato prodotti di marchi altisonanti dove si paga il blasone ma la qualitá é simile a prodotti che ne costano la metá , così come prodotti di alcuni marchi semisconosciuti che valgono molto piú del loro prezzo, magari perché producono conto terzi per il marchio altisonante.

    A volte a paritá di caratteristiche il prezzo cambia per i materiali utilizzati: un connettore, un cavo o i cuscinetti delle cuffie di qualitá superiore fanno sí che le cuffie dureranno di piú e generalmente per un prodotto piú costoso o piú diffuso é piú facile reperire ricambi rispetto ad un piú economico prodotto usa e getta, dove quando col tempo la similpelle si sgetolerá sarete costretti a buttare le cuffie che ancora suonano bene anziché poter cambiare i padiglioni con un ricambio.

    Inoltre le caratteristiche fisiche della cuffia possono variare tantissimo, soprattutto per gli auricolari che andando dentro le orecchie o per le cuffie sportive, dove una minima differenza nel design della cuffia le rende portabili o meno per il nostro uso, anche in considerazione che si tratta di differenze che possono variare da persona a persona.

    Ma banalmente anche la differenza di tipologia , tra una cuffia chiusa o una aperta cambia tantissimo: in quelle chiuse non passa l’aria dall’esterno quindi sono piú isolate dai rumori e il suono sulla carta migliora, ma di contro scaldano l’orecchio non consentendoci un uso prolungato, a differenza di quelle aperte dove se l’ergonomia della cuffia è buona potremmo portarle addosso per ore quasi senza sentirle ma sentendo i rumori esterni. 

    A seconda dei casi è importante scegliere una cuffia con il sistema di cancellazione di rumore, dove un microfono e un apposito chip ascoltano i rumori all’esterno per produrre un’onda sonora in controfase che attutisce o cancella i rumori esterni, al prezzo di avere una cuffia che necessita di essere alimentata, e di una certa latenza che puó rendere poco naturale il suono, oltre a un costo maggiore della cuffie, ma magari diventa indispensabile per potersi estraniare dalle chiacchiere dei colleghi in ufficio.

    Insomma non è facile scegliere una cuffia , ma in tanti casi non se ne può fare a meno. Voi che tipo di cuffie utilizzate? Avete qualche dubbio, curiositá o qualcosa da aggiungere? Scrivetelo nei commenti.

  • Risparmiare col misuratore elettrico

    Risparmiare col misuratore elettrico

    Con le bollette dell’elettricitá alle stelle da tempo è sempre piú importante conoscere i consumi dei nostri apparecchi di modo da poterli utilizzare in modo consapevole e solo per lo stretto tempo necessario per evitare costosi sprechi.

    Infatti tenere acceso un apparecchio puó costarci davvero caro, quindi è essenziale sapere se un certo apparecchio è energivoro e in tal caso farci un’idea di quanto ci costa tenerlo acceso.

    Infatti ci sono apparecchi in casa che consumano molto poco e che dimenticare accesi non sará un salasso e altri invece dove anche un’ora in piú di utilizzo potrebbe farsi sentire sui bilanci familiari.

    Ovviamente un ventilatore o una lampadina a led consumano un’inezia se li confrontiamo con una stufa, un forno elettrico, un asciugacapelli, un ferro da stiro o uno scaldabagno.

    Ma come facciamo a sapere quale é il consumo di un determinato apparecchio? Sicuramente ci viene in aiuto l’etichetta dell’apparecchio, dove è riportato il consumo in WATT dell’apparecchio stesso, ma in realtá quel numero non dice tutta la veritá perché molti apparecchi energivori non lavorano costantemente alla massima potenza e quindi il nostro apparecchio da 1000 Watt, magari a riposo ne consuma 50, quando é in una condizione intermedia 400 per raggiungere il massimo solo nelle condizioni piú sfavorevoli. Altri apparecchi per loro natura invece consumano sempre il valore massimo indicato in etichetta.

    Come facciamo quindi a stimare il loro consumo? Beh ci puó venire in aiuto l’esperienza, il sapere che l’apparecchio fa scattare il contatore quando si accendono contemporaneamente due apparecchi energivori, ma anche la funzione di consumo istantaneo dei nostri contatori elettronici , che si ottiene premendo piú volte il pulsante accanto al display, che seppur non precisissima ci da comunque un’indicazione di massima.

    Il problema é che il contatore ci da il consumo istantaneo di tutti gli apparecchi connessi non quello  di un singolo apparecchio, come fare per sapere quanto la stufa o il televisore sta consumando in questo momento, e magari quanto ci costa tenerlo acceso per un’ora o per tutta la serata?

    Beh ci possono venire in aiuto dei misuratori che si mettono sulle prese della corrente e monitorano il consumo, e che ci indicano sia il consumo istantaneo, che quello totale da quando li abbiamo collegati, e se abbiamo impostato il costo dell’energia aggiornato anche la spesa di energia prevista.

    Questi contatori si trovano ormai sia in rete che nei negozi a poche decine di euro e possono essere particolarmente utili per monitorare i consumi, farci conoscere gli apparecchi collegati ed evitare che possa saltare la corrente per sovraccarico quando abbiamo attaccato troppi apparecchi tutti insieme.

    Anche se non li colleghiamo sempre e a tutte le prese far girare a turno uno o più di questi misuratori negli apparecchi della casa ci puó dare un idea di come e quali apparecchi creano i maggiori consumi, per farci capire quali possiamo utilizzare di meno per risparmiare sulle bollette, dato che un solo apparecchio energivoro potrebbe consumare quanto altri 20 a basso consumo che usiamo regolarmente in casa.

    E una volta stabilito quali sono gli apparecchi succhia bolletta, e capito quanto ci costa tenerli accesi, magari cercarli di utilizzare con piú parsimonia, evitando di utilizzarli nelle ore di punta se abbiamo una tariffa bioraria e cercando di fare attenzione a spegnerli quando non strettamente necessari.

    Già così , con un po’ di attenzione le bollette elettriche potrebbero scendere di svariate decine, se non centinaia di euro, quindi i circa 20 euro del contatore si ripagano in fretta, anche in un paio d’ore di controlli.

    Come abbiamo visto basta poco per cercare di risparmiare sulla bolletta, e magari se ci aggiungiamo uno studio delle tariffe in vista di un possibile cambio di fornitore possiamo tagliare pesantemente questa antipatica voce del bilancio familiare.

    Voi li conoscevate? Ne avete uno in casa e lo utilizzate regolarmente? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • Risparmiare con capi imperfetti

    Risparmiare con capi imperfetti

    Quando vogliamo risparmiare qualcosa sull’acquisto di un prodotto costoso che non vogliamo acquistare a prezzo pieno abbiamo generalmente due opzioni: cercare un venditore che ci possa fare uno sconto importante facendo attenzione a non incappare in un falso o rivolgersi al mercato dell’usato.

    In realtá peró esistente una terza opzione, quella del prodotto imperfetto che a causa di un piccolo errore di produzione non rispetta gli standard di qualitá o magari oggetto di un reso di un acquisto online al quale mancano etichette, imballi o magari ha delle piccole macchie che possono andare via al primo lavaggio o che ha qualche graffio o difetto estetico che non ne pregiudica il funzionamento.

    Si tratta del classico prodotto che se si tratta di elettronica si trova nella sezione warehouse dei siti ecommerce come Amazon, oppure se si tratta di abbigliamento finisce negli outlet.

    Ma ultimamente anche questi prodotti outlet stanno iniziando a trovarsi anche online, in apposite sezioni di molti marketplace, come lo stesso amazon o ebay consentendoci di acquistare capi importanti con qualche piccolo difetto a prezzi sensibilmente piú bassi di quello da cartellino.

    L’alternativa per questo genere di capi é l’usato, e a parte i negozi specializzati, ci possono venire in aiuto app come Vinted o Wallapop, ma anche portali di annunci piú generalisti come Ebay o Subito, e magari Catawiki su oggetti particolari: prodotti di marca e di qualitá non passano di moda facilmente e si mantengono facilmente nuovi, al limite mettendo in conto di fargli un pó di manutenzione.

    Il prodotto di qualitá inoltre ha senso di essere riparato o ringiovanito da uno specialista che puó fare la necessaria manutenzione, ripristinare piccoli difetti, sia funzionali che estetici ad una frazione del valore residuo dell’oggetto, cosa che sarebbe antieconomica su un prodotto di poca spesa, dove la sola manodopera necessaria supererebbe il valore dell’articolo.

    Inoltre un prodotto di qualitá , a differenza di gran parte di quelli economici, tendenzialmente mantiene un suo valore nel tempo, quindi qualora non lo usassimo piú potremmo pensare di rivenderlo tramite le stesse app e recuperare facilmente parte della spesa, facendo un favore non solo alle nostre tasche ma anche all’ambiente dato che si risparmia di smaltire un capo vecchio ma soprattutto di produrne uno nuovo.

    Oppure si puó usare un pó di astuzia nell’acquisto da nuovo, specie nel periodo di saldi o iniziative promozionali, se abbiamo puntato un capo di qualitá di costo importante se siamo clienti abituali di una boutique possiamo farcelo mettere da parte di modo da essere i primi a comprarlo all’apertura degli sconti o se si tratta di un prodotto difficile da vendere a causa del cartellino, si puó trattare sul prezzo in un periodo di magra per il commerciante, quando sará piú propenso ad accettare una nostra proposta al ribasso se ha necessitá di incassare.

    Insomma il prodotto di qualitá ha tanti pregi, non ultimo di mantenere un suo valore residuo che gli permette di avere una seconda o forse una terza vita e potrebbe rivelarsi molto piú economico di quanto si possa credere guardando il prezzo di listino.

    Voi cosa ne pensate? Preferite il capo low cost o preferite quello di qualitá anche se si spende qualcosa in piú? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • Arrivano le auto che si rubano da sole

    Arrivano le auto che si rubano da sole

    I prezzi delle auto sono sempre piú alti e , vuoi per la maggiore tecnologia, vuoi per l’inflazione o per le nuove norme ambientali ormai per comprare un’utilitaria ormai si spende la stessa cifra necessaria fino a pochi anni fa per una berlina media.

    Inoltre per accedere a sconti e agevolazioni offerte dal concessionario sul prezzo si é quasi sempre costretti a pagare con finanziamento, visto che il guadagno del rivenditore é spesso sull’aggio che gli viene corrisposto della finanziaria e  sulla manutenzione futura dell’auto che non sulla vendita, che spesso avviene se non sottocosto con dei margini esigui.

    In piú si aggiunge il fatto che molti concessionari si stanno trasformando in agenti, quindi la proprietá della vettura passa direttamente dalla casa all’utente finale, pertanto la casa produttrice ha interesse a mantenere il controllo almeno finché non l’avremo finita di pagare.

    E grazie alle tecnologie connesse delle auto, per alcune case, abbiamo anche la possibilitá di attivare delle funzioni della macchina solo per il periodo di nostro interesse, ad esempio i sedili riscaldati solo d’inverno o le mappe estere del navigatore solo quando stiamo per partire in vacanza, potendo pagare queste funzionalitá nella rata della macchina. 

    Il rovescio della medaglia é peró che la stessa tecnologia puó essere utilizzata per disattivare delle funzioni della macchina a distanza, perché magari non abbiamo pagato una rata o perché abbiamo dimenticato di fare il tagliando o la revisione o magari in seguito ad un incidente o ad un’ infrazione la casa decide che non possiamo piú superare una certa velocitá o peggio ancora usare la nostra macchina.

    E non si tratta di fantascienza, ma di un recente brevetto della Ford che permette appunto di disattivare da remoto delle funzionalitá della macchina, limitandone le prestazioni o l’uso in determinate condizioni.

    Ad esempio se non abbiamo pagato la rata la macchina potrebbe inizialmente avvisarci con dei messaggi o dei suoni ogni volta che saliamo in auto, per poi disattivare alcune comoditá come radio, navigatore o aria condizionata, per poi ridurre le prestazioni, e se ancora non abbiamo regolarizzato permetterci l’uso solo per alcune ore al mese, ad esempio permettendoci di andare a lavoro ma non di andare a fare una scampagnata, intervenendo anche sulla posizione rilevata dal GPS.

    E se poi non abbiamo ancora saldato potrebbe completamente negarci l’accesso all’auto e magari se dotata di guida autonoma tornare da sola al piú vicino autosalone per poter ritornare in possesso della casa automobilistica.

    Si tratta al momento solo di un brevetto non ancora implementato sulle auto in commercio, ma é qualcosa di facilmente realizzabile specie per quelle macchine infarcite di tecnologia, diventate ormai degli smartphone con le ruote.

    Teoricamente molte auto elettriche evolute, ad esempio le Tesla, sono praticamente controllabili completamente da remoto, tanto che molte delle riparazioni possono essere effettuate a distanza senza che un tecnico metta le mani fisicamente sull’auto.

    E soprattutto per questo genere di auto, che sono quelle piú costose e che magari abbiamo preso a noleggio proprio per via dei costi saranno quelle per cui non saremo padroni del nostro mezzo.

    Se ci pensiamo é il concetto degli abbonamenti in streaming: quando ci abboniamo a Netflix o a Spotify abbiamo accesso ad una libreria infinita di titoli, ma che non sono nostri. Se per qualche motivo, e non solo perché non abbiamo pagato e quindi ci viene bloccato il servizio, ma perché magari il nostro cantante preferito litiga con la piattaforma non potremo piú ascoltare il nostro disco preferito a differenza di avere una copia fisica che sará sempre nostra qualunque cosa accada.

    Ebbene le nuove macchine super tecnologiche che magari paghiamo in abbonamento non sono nostre e quindi per un qualsiasi motivo potrebbero venirci tolte, il problema potrebbe diventare se un sistema di controllo remoto di questo genere diventasse uno standard, magari richiesto in fase di omologazione perché a quel punto potrebbe essere qualcun altro a bloccarci o portare via il mezzo, non solo la casa automobilistica o la finanziaria ma un malintenzionato o un ente pubblico, magari perché stiamo antipatici a qualcuno, abbiamo violato qualche norma o perché semplicemente abbiamo un’idea diversa dalla massa.

    Per fortuna esisteranno sempre le auto tradizionali dove magari le marce o il freno a mano le inseriamo noi e non un computer quindi anche volendo non ci possono essere portate via da remoto.

    La cosa triste che questi discorsi sembrano tratti da un romanzo di fantascienza ma sono piú vicini di quanto non si creda, e con l’elettrificazione forzata delle nostre auto ci si avvicina sempre piú a questi scenari e diventerá sempre piú difficile farne a meno, anche perché le buone vecchie macchine analogiche stanno scomparendo e piú passa il tempo anche quelle usate diventeranno sempre piú vecchie e difficilmente riparabili.

    Siamo davvero alle porte di un mondo fantascientifico o alla fine si tratta solo di normalissime auto con la tecnologia al passo coi tempi? Voi cosa ne pensate? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti!

  • I cd stanno per tornare di moda?

    I cd stanno per tornare di moda?

    Il mondo della musica negli ultimi tempi ha visto tanti cambiamenti, e se ormai lo streaming e comunque i formati digitali la fanno da padrone,  i vinili sono tornati di moda, probabilmente piú come feticcio da possedere per sostenere il cantante di cui siamo fan che non come supporto per ascoltare la musica.

    Infatti non é raro che molti acquirenti di dischi non abbiano neanche un giradischi o che ascoltino principalmente il disco che hanno acquistato, in forma digitale, magari scaricando i file ottenuti insieme al disco.

    Ma il vinile purtroppo ha un grosso limite, costa parecchio produrlo, spedirlo e distribuirlo e se davvero raramente verrá solcato da una puntina ha senso spendere 40 euro quando lo stesso titolo in cd da nuovo ne costa 10?

    Considerando poi che a differenza del passato, un disco moderno nasce in digitale e viene comunque convertito in analogico per potere essere stampato su vinile si perde anche filosoficamente il vantaggio di avere un costoso supporto analogico.

    Quindi per chi vuole solo la trasposizione fisica di un disco che poi ascolterá in streaming ha senso comprare un vinile a quei prezzi? 

    Probabilmente no, ma se si vuole possedere fisicamente quel disco, e magari risparmiare non solo solo soldi ma anche spazio nelle libreria, il modo più conveniente è di acquistare il tanto bistrattato cd.

    E’ finito fuori moda, è stato quasi completamente soppiantato dal ritorno del vinile nei pochi negozi di dischi superstiti ma in realtà è ancora vivo e considerato che è poco richiesto costa poco, soprattutto in confronto ai 33 giri.

    Così come costa poco riprodurlo, perché nonostante il lettore cd sia sparito dai nostri computer può essere letto da un qualsiasi lettore di dvd o blueray attaccato alla tv o con un lettore o un masterizzatore usb che si può ancora comprare con poca spesa.

    E a differenza delle cassette, altro formato concorrente dell’epoca, è piú facile riprodurlo, in quanto i lettori a cassette sono praticamente spariti dal mercato del nuovo e a differenza di cd o giradischi riesumare un apparecchio fermo da anni richiede molto probabilmente la manutenzione di un tecnico per la sostituzione delle cinghie sciolte dal tempo.

    collection of assorted music discs in shop

    Essendo il CD passato di moda qualcuno se ne disfa e si possono trovare titoli importanti su cd nelle bancarelle e nei mercatini al prezzo di un caffé o poco piú.

    Ed é il momento di approfittarne e farne incetta perché con il costo dei vinili che aumenta sempre, i cd anche da nuovi nel giro di qualche tempo sicuramente torneranno di moda come è stato per i vinili ed allora  i loro prezzi aumenteranno.

    white and black compact discs

    Probabilmente non arriveranno al livello attuale dei vinili in quanto piú economici da produrre, ma è verosimile che possano arrivare a costare la metá del costo attuale di un vinile, e se abbiamo comprato oggi un cd a 2 euro magari nel giro di qualche anno potrebbe tranquillamente costarne 20, quindi diventare paradossalmente pure un ottimo investimento.

    collection of compact disc

    Inoltre si trasportano piú facilmente, pesano ed ingombrano meno, e comunque non sono certo il male assoluto per l’ascolto dei nostri album, se poi col costo di un solo vinile nuovo magari ci portiamo a casa 10 cd usati forse è anche un modo piú democratico per avvicinarci alla musica e magari scoprire degli artisti che non conoscevamo.

    Voi come ascoltate la musica? In streaming , su vinile o usate il tanto bistrattato cd? Avete qualche dritta da suggerire, qualche domanda, qualcosa da segnalare? Scrivetelo nei commenti